Due ruote in rosa Aspettando il giro d’Italia femminile ,qualche riflessione

 

     Anche nello sport,come del resto in tanti altri campi,anni di protagonismo maschile hanno relegato lo sport femminile ad un ruolo secondario .

Si parla di sport femminile  solo quando si conquista  una medaglia,  si arriva in  finale , si  raggiunge un record .

Le atlete guadagnano  meno ,hanno meno diritti e, secondo una ricerca dell’Università del Minnesota, nonostante siano il 40% degli atleti, hanno il 4% di copertura mediatica.

Da qui l’appello del Direttore Generale dell’ Unesco  Andrey  Azoulay  alla sensibilità dei giornalisti : dare più spazio  alle atlete , contrastare commenti e stereotipi sul loro  fisico    o sul loro status famigliare, accreditare il loro successo agli allenatori ,maschi.

Così in Italia è nato il manifesto

“ Media, donne e sport”

che vi invitiamo a leggere  aspettando  il Giro in rosa  e la serata del 27 “Donne al giro d’Italia” 

sintesi dell’intervento del Prof. Maurizio Ambrosini al convegno del 5 aprile

Noi definiamo come “immigrati” solo una parte degli stranieri che risiedono stabilmente e lavorano nel nostro paese. Ne sono esentati non solo i cittadini svizzeri, ma anche giapponesi e coreani, anche allorquando ricadono nella definizione convenzionale di immigrato adottata dall’ONU: “una persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno”.

Lo stesso vale per il termine extracomunitari, un concetto giuridico diventato invece sinonimo di “immigrati”, con conseguenze paradossali: non si applica agli americani, ma molti continuano a usarlo per i rumeni. Noi non chiamiamo immigrati gli stranieri provenienti dai paesi ricchi.

E neppure i benestanti, o le persone famose, provenienti da paesi poveri.

Il termine si applica solo agli stranieri residenti classificati come poveri

La ricchezza sbianca” dice il prof Ambrosini.

Dobbiamo raccontare una storia diversa sull’immigrazione.

Molti pensano che l’immigrazione sia in aumento drammatico, invece da alcuni anni è stazionaria a 5,5 milioni di persone.

Se parliamo di rifugiati, i dati rilevati ci dicono che la guerra in Siria e in Iraq ha costretto alla fuga 5 milioni di profughi.

Secondo i dati Unhcr solo una minoranza di questi arriva in Europa l’86% in cerca di asilo, lo cerca o all’interno del proprio paese, in zone più sicure, o nei paesi limitrofi alle aree di crisi.

Meno del 10 % arriva in Europa.

In Libano vengono accolti 183 rifugiati ogni mille abitanti , in Italia 6.

Si ripete ogni giorno che siamo di fronte ad un fenomeno gigantesco, che proverrebbe dall’Africa e dal Medio Oriente e sarebbe composto soprattutto da maschi musulmani.

Percepiamo la presenza degli immigrati africani in maniera prevalente e invece la prima nazionalità di immigrati è quella rumena:1.200.00, seguita da quella albanese:480.000, marocchina:420.000, cinese:260.000 .

Le statistiche ci dicono che l’immigrazione è prevalentemente europea e femminile, proveniente da paesi di tradizione cristiana.

L’unico paese africano tra i primi sette è il Marocco, che non è un paese subsahariano.

Inoltre la grande maggioranza degli irregolari in Europa sono arrivati regolarmente, soprattutto con visti turistici e poi si sono fermati, mentre gli sbarcati via mare rappresentano solo il 13% sul totale.

E allora perché gli sbarchi sono vissuti e raccontati come una invasione pericolosa?

E perché ci allarmiamo?

Noi tendiamo a fidarci di più di ciò che vediamo, però ci allarmiamo di ciò che ci mette paura, ci mette a disagio, ci dà fastidio. Non vediamo le donne che lavorano nelle nostre case, che nei giorni di sole popolano i giardini in compagni degli anziani.

I politici invece di diffondere paure, dovrebbero aumentare le nostre sicurezze ad altri livelli, avere più attenzione al sociale, realizzare un vera politica di welfare.

La rabbia contro gli immigrati segue purtroppo la dinamica del capro espiatorio: in tempi di crisi e di fragilità si tende a dare la colpa alle minoranze fragili.

C’è bisogno di una narrazione diversa, c’è bisogno di tradurre i numeri e le ricerche in comunicazione che arrivi al grande pubblico.

C’è bisogno di luoghi di incontro, di possibilità di relazione diretta perché ha meno paura degli immigrati chi più li conosce, mentre l’ansia e la paura sono più legate alla relazione indiretta, quella che passa attraverso la televisione.

Convegno Sala Polifunzionale Biblioteca Civica Lissone “Immigrazione in movimento” 5 Aprile 2019 ore21.00

Come associazione che si occupa di parità  e di diritti  abbiamo sentito la necessità e il dovere di affrontare il tema dell’immigrazione,  perché in questo momento storico la problematica dei migranti è in primo piano nelle vicende politiche e sociali.

Oggi è il fattore più evidente di cambiamento della società ed è spesso percepita come fattore di instabilità sociale e  fattore rischio per la sicurezza personale.

Tutti ne parlano, qualcuno fornisce dati, smentiti da altri, molti urlano e sdoganano pensieri e idee poco rispettose della dignità umana.

Riteniamo  come associazione che sia necessario “metterci la faccia”, esprimere posizioni precise, senza possibilità di fraintendimenti.

E’ nostro desiderio approfondire gli aspetti complessi di questo  movimento , non nascondendo le difficoltà, ma dando il chiaro messaggio che è possibile, con un lavoro comune, conoscere, affrontare e permettere un progetto di integrazione.

L’accoglienza, attraverso “una porta“ che deve restare aperta, è solo un primo passo, che non può essere messo in discussione, se non rinunciando alla propria dignità di appartenenti alla razza umana.

Come accogliere, come aiutare, come integrare, come distribuire: questo rimane un progetto da costruire, ricco di  complessità ma indispensabile  per  esaltare la dignità di ogni persona  italiana o di altro paese.

In questo  momento, al più presto, è doveroso affrontare e cercare soluzioni  con rispetto, non cadendo in facili tranelli propagandistici, prestando attenzione e opponendoci a frequenti  atti  discriminatori.

Confidiamo in una calorosa partecipazione da parte della popolazione di Lissone, perché discutere insieme, in un confronto civile, fa solo bene a tutti.

IMPRONTA DONNA 2019 “Rinascimento, tra magia e nuova scienza”. Conferenza presso il Planetario di Milano

Partiremo insieme da Lissone h 20  da Piazza Liberta’,

con un pullman messo a disposizione

gratuitamente per noi                                     

A carico dei partecipanti l’ingresso al Planetario 

                          ( biglietti: € 5 intero, €  3,50 under 16 e over 65. Prevendita € 1,50). 

NECESSARIA PRENOTAZIONE  ENTRO IL 10 MARZO a: 

mail: info@qdonna.it    sms: 3391263544  

NB. Nella prenotazione indicare se biglietti interi o ridotti.Facciamo noi la prenotazione. 

Giornata internazionale delle donne nella scienza

La Giornata internazionale delle donne  nella scienza del 2019 vuole  sensibilizzare la popolazione riguardo l’importanza di promuovere il ruolo delle ragazze nella scienza, sostenendo la loro inclusione nel settore e garantendo pari opportunità nelle carriere e nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics).  Secondo il rapporto dell’UNESCO  del 2017  solo l’11%  degli scienziati del mondo è  donna!!!

Greta Thunberg  e Kiara Nirghin,  scelte  dall’UNESCO  e dall’ONU come modello a cui ispirarsi

dichiarono:   ”Vogliamo incoraggiare una nuova generazione di donne scienziate, per affrontare le principali sfide del nostro tempo”, spiegano le due giovani attiviste. “Sfruttando la creatività e l’innovazione di tutte le donne e ragazze nella scienza, e investendo adeguatamente in educazione, ricerca e sviluppo abbiamo un’opportunità senza precedenti di sfruttare il potenziale della quarta rivoluzione industriale a beneficio della società”.

Solidarietà al Sindaco Concetta Monguzzi

L’associazione Qdonna, condividendo le preoccupazioni per l’applicazione del Decreto Sicurezza,

condanna le violente espressioni di minaccia rivolte al Sindaco Concetta Monguzzi

ed esprime piena vicinanza al suo operato e alla sua persona.

Imperdibile appuntamento il 19 Dicembre a Palazzo Terragni a pochi giorni dalla notte di Natale

L’avvento è un tempo di attesa: da millenni questi giorni che portano
verso il solstizio d’inverno si popolano di una foresta di simboli e
riti che evocano i temi della luce, del fuoco, del dono e della
rinascita; storie e leggende di cui a volte si sono dimenticati il
significato o l’origine, ma sono ancora preziose perché riannodano i
fili dell’appartenenza comunitaria